lunedì 18 novembre 2019

ISLANDA - LA TERRA DEL GHIACCIO E DEL FUOCO


E' sempre il quarto giorno del mio viaggio in Islanda ma prima di pubblicare le foto delle attrazioni della seconda parte di questa giornata allego qua sotto un piccolo riepilogo delle due cascate viste in mattinata.

TABELLA LINK 2
QUARTO GIORNO IN ISLANDA
Link delle prime due attrazioni
SELJALANDSFOSS
SKOGAFOSS



Ecco fatto; se vi ricordate, nell'ultimo post avevo scritto che dopo aver pranzato il tempo era peggiorato e non prometteva nulla di buono.
Ritornati al parcheggio, risaliamo in auto destinazione un relitto di un DC3 Dakota.







Il relitto dista a soli 9 km da Skogafoss o più precisamente 
a 9 km si arriva ad un parcheggio dove c’è il punto di partenza di un grosso fuoristrada (THE PLANE WRECK SHUTTLE) che ci porterà al relitto. Dal punto di partenza del fuoristrada al relitto ci sono circa 4 miles di distanza in quanto l’aereo si trova letteralmente in mezzo al nulla. 



Qualche news sul DC3-DAKOTA
Il 24 novembre del 1973 un Douglas Super DC-3 della US Navy fu costretto ad un atterraggio di emergenza sulla sperduta spiaggia di Sólheimasandur nell'Islanda sud occidentale. Tutto l'equipaggio sopravvisse all'impatto e riuscì a mettersi in salvo, ma l'aereo venne abbandonato sul posto.   Oggi la sua carcassa è ancora lì dove si schiantò 40 anni fa, ed anche se per raggiungerla bisogna farsi una camminata  (oppure prendere un fuoristrada a pagamento) è un luogo gettonatissimo perché affascinante, e soprattutto un ottimo soggetto per le foto.   Sul disastro aereo ci sono comunque molti aspetti mai chiariti: non solo non è mai stata dichiarata con esattezza la causa dell'atterraggio di emergenza, ma anche sulla data esatta dell'incidente ci sono pareri discordanti (la marina militare americana dichiarò che avvenne il 24 novembre, ma fonti locali riportano 23 o 21 novembre).   L'aereo venne abbandonato sul posto (segno che nell'impatto venne danneggiato seriamente) e oggi ne rimane solo una carcassa spolpata: pare che un contadino di una vicina fattoria ne abbia tagliato e asportato ali e timone di coda per rivenderlo a collezionisti misteriosi, presumibilmente dei dintorni visto che ali e timone di un relitto aereo trafugati illegalmente non sono il classico oggetto da imbarcare sul volo di ritorno.


Eccoci arrivati.  Il tempo è pessimo, piove con gocce gelate, c’è un vento pazzesco e fa un freddo cane ma chi se ne frega si deve andare a vedere il relitto. 
Per il fuoristrada abbiamo pagato 7500 Korone (circa 55 euro per 3 persone) ma ne è valsa proprio la pena.  Come scritto prima il DC3 DAKOTA si trova letteralmente in mezzo al nulla, non solo, in caso di maltempo (come nel nostro caso), si è in balia degli agenti atmosferici senza avere la possibilità di ripararsi. L’unico posto dove si può avere un pò  di riparo è proprio all’interno del relitto. Il relitto sulla spiaggia nera è surreale e da qualunque parte si guardi non si vede altro che terra nera e sassi. 







 













Fatte le foto di rito ci mettiamo in attesa del fuoristrada che ci riporterà al parcheggio. Risaliamo in auto e anche se il tempo non migliora ci dirigiamo verso la prossima destinazione: IL PROMONTORIO DI DYRHóLAEY.






Per raggiungere il promontorio bisogna
percorrere circa 18 km ed è molto semplice raggiungerlo in quanto non è lontano dalla Ring Road, la principale strada islandese. Lasciata la Ring si imbocca la strada 218 e subito dopo si inizia a salire. 

L’ultimo tratto è su sterrato che la nostra Suzuki ha percorso in tutta tranquillità. Una volta arrivati sulla collina di Dyrholaey, alta 120 metri, si può lasciare l’auto al parcheggio e dirigersi verso il punto panoramico, dal quale si gode di una vista mozzafiato. A Est si può godere della spiaggia nera di
Reynisfjara (vedi prossima destinazione) con i tre faraglioni di roccia lavica, mentre ad ovest la linea costiera si estende a perdita d’occhio. A pochi metri da dove finisce il promontorio si trova uno spettacolare arco di roccia vulcanica, dal quale prende il nome tutta la penisola. Infatti, Dyrholaey significa letteralmente “collina con la porta bucata”.
Tutta l’area è una riserva naturale dal 1978 e in particolare nella stagione estiva vi si possono trovare grandi colonie di puffin, o pulcinelle di mare. Noi purtroppo non abbiamo avuto la fortuna di vederli ma è stato comunque bellissimo.  

 













Si ritorna in auto e via verso l’ultima destinazione: La spiaggia nera di Reynisfjara. 





20 km ci separano dalla spiaggia che percorriamo in circa 25 minuti. Arrivati al parcheggio lasciamo
la macchina e ci incamminiamo verso la spiaggia. Reynisfjara si trova nei pressi del villaggio di Vik. La spiaggia è completamente ricoperta da una sabbia nera generata dalla cenere e dai detriti di origine vulcanica prodotti dall'erosione. Uno scenario mozzafiato, reso ancora più straordinario da una scogliera di pilastri basaltici a base esagonale e dai due maestosi faraglioni che emergono dal mare, chiamati Reynisdrangar. Un luogo magico, avvolto da antiche leggende; la più popolare che racconta l’origine dei faraglioni. Si tratterebbe di due enormi troll trasformati in pietra dal Sole perché sorpresi a rubare una nave. Purtroppo questa spiaggia ha anche la nomia di essere pericolosa in quanto le onde sono imprevedibili e c'è una forte risacca, perciò è meglio non avvicinarsi troppo al mare.


  






Ok la giornata è giunta al termine. Ora non ci rimane che risalire in auto e andare verso il primo dei due Hotel che ci hanno ospitato durante il nostro viaggio. L’hotel si chiama HOTEL KATLA ed è a pochi chilometri dalla spiaggia. Arrivati in hotel e fatto il check-in andiamo in camera a cambiarci ed a indossare costume e accappatoio: ci attende una grande vasca all’aperto per un ristoratore bagno termale con successiva sauna. La temperatura esterna è di 3 / 5 gradi centigradi ma una volte immersi si sta da Dio.


Non ci rimane che cenare e poi a nanna; domani sarà un altro giorno un altro giorno ospiti di questa meravigliosa terra. Arrivederci al prossimo post.

 










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